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I “sistemi elettorali”
Il voto è uno degli strumenti fondamentali ed essenziali della democrazia. È appunto con il voto che il corpo elettorale manifesta la volontà del popolo. Se si venisse meno al principio di “uguaglianza” del voto, sancito nell’articolo 48 della Costituzione, una categoria di cittadini si troverebbe ad avere un peso maggiore rispetto ad altre e la democrazia non avrebbe più senso.
Come in un rispettabile romanzo di fantapolitica, in questo caso “Il broglio” di uno o più anonimi autori che firmano con lo pseudonimo Agente italiano, s’innalza e persevera la polemica sui recenti risultati elettorali. Nel libro si indaga e si insinua, serpeggiante, un intrigo mascherato e giustificato che svelerebbe le macchinazioni adoperate, su larga scala, durante le ultime elezioni. Tycoon-Berlusconi viene sconfitto di poco a favore del Curato-Prodi, ribaltando il risultato preconizzato in tutti i sondaggi pre-elettorali. Il Magro-Fassino dichiara che aspettava da ore certo della notizia vittoriosa. I personaggi che ruotano attorno a queste figura sono comparse di comodo che aiutano nella narrazione letteraria e che svelano a poco a poco in che modo il broglio ha potuto essere commesso. Gli accenti più interessanti sono posti sull’introduzione del voto elettronico, sperimentato in quattro regioni e nelle quali si è registrato l’aumento maggiore di voti e la sparizione di circa due milioni di schede bianche, lo stesso 5% assegnato a FI, lo stesso 5% di errore nei sondaggi. C’è da considerare che la preoccupazione del voto elettronico era legato alla società che deteneva in gestione in mezzi informatici, molta vicina all’ex Presidenza del Consiglio. Un libro che desta scalpore e fa riflettere, che sfiora la realtà ma non la descrive nella cronaca, ma che resta comunque un buon romanzo. Nonostante l’attestazione di opera letteraria la notizia fa in breve tempo il giro del mondo, sospinta anche dalle dichiarazioni dell’ex Premier che insiste nell’affermare con assoluta certezza che le votazioni sono state manipolate. In Italia, però, continua l’indagine individuale di alcuni cittadini. Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani ne fanno un film, Uccidete la democrazia!, che esce in allegato de Il Diario e subito esaurito. Il documentario svela la piaga civile e morale che si nasconde dietro ai seggi in modo piuttosto efficace. Le scelte fondamentali che giustificano e legittimano le elezioni vengono determinate non da precisi convincimenti, da motivi ideali, da ragioni politiche e morali, ma da interessi egoistici, da calcoli di potere, dalla certezza di poterne approfittare. Il dito è puntato decisamente sul centro-destra e sul sistema architettato, che ha convocato la sinistra ad una guerra clandestina “all’ultimo voto”. Ancora una volta le protagoniste sono le schede bianche, precipitate di colpo ad una percentuale irrisoria. Per questo i due, Deaglio e Cremagnini, sono stati invitati, come il funzionario del Viminale responsabile dei dati elettorali, dai sostituti procuratori Salvatore Vitiello e Francesca Loi, che hanno aperto un fascicolo in seguito ad un esposto del Movimento diritti civili, a conferire sui fatti, soprattutto per conoscere il funzionamento del software che potrebbe aver alterato il risultato elettorale. Ma se nella realtà effettiva il voto dei cittadini non è libero, perché limitato a scelte condizionate dalle liste di partito, è anche vero che il potere dei partiti è diventato ormai così grande ed esteso da essere praticamente incontrollabile.